Review The Hand of God: «Fuga Dalla Realtà» sobre el Film de Paolo Sorrentino

“(Marchino) E Fellini gli fa. ‘Il cinema non serve a niente… però ti distrae.’ E secondo me il giornalista gli avrà detto una cosa tipo: ‘Ti distrae da che cosa?’ E Fellini gli fa: ‘Dalla realtà. La realtà è scadente.’ (Fabietto) ‘Solo questo ha detto?’ (Marchino) ‘E ti pare poco?’”

Con il suo decimo lungometraggio Paolo Sorrentino torna a dirigere volti ormai ben noti. come il sempre incredibile Toni Servillo, ma anche volti nuovi e talentuosi come Filippo Scotti, insignito del Premio Marcello Mastroianni come miglior attore esordiente al Festival di Venezia 2021.

Il film ha incantato La Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il Gran premio della giuria, sbarcando nelle sale cinematografiche il 24 novembre 2021, per poi approdare su Netflix il 15 dicembre.


Il film più intimo, magico ed essenziale di Sorrentino sia da un punto di vista prettamente cinematografico sia da uno più generico, poiché offre un potenziale spunto affinché ogni forma artistica, vissuta come necessità personale, possa servire per rendere più stimolante la propria esistenza. Un racconto maturo e commovente attraverso il quale il regista racconta (e si racconta) di una città che ama e odia. Un atto di fede che lo porta lontano da essa ma verso la quale tende sempre come un legame invisibile ma radicato, profondo.


È il 1984 e a Napoli si sta vivendo il vero e proprio tumulto che l’arrivo di Maradona ha portato con se come un vero e proprio spartiacque. Un prima e un dopo che, in maniera diversa ma parallela, caratterizza in pieno anche la vita dell’alter ego del regista, Fabio Schisa (Filippo Scotti). In relazione a questo, la sua vita da adolescente spensierato verrà infatti scossa al punto da portarlo a ridimensionare la propria realtà e compiere il proprio cambiamento, la propria mutazione, da Fabietto a Fabio.


Questo da modo, alla vita di Fabietto, di dividersi in due parti. Quella frivola, che vede appunto l’arrivo di un calciatore come Maradona il coronamento di un sogno adolescenziale e da tifoso; l’altra, è invece quella ancorata alla realtà quotidiana, con tutte le difficoltà del caso. Paradossalmente è proprio lo stesso Maradona a salvare la vita a Fabio, che sarebbe dovuto essere insieme ai suoi genitori nel momento in cui la tragedia si è poi consumata.

La Napoli di Sorrentino è un pendolo che oscilla tra il mare e Diego, tra le profondità di ciò che siamo e lo slancio di chi saremo. Uno spazio etereo, quasi magico, dove Fabietto deve diventare Fabio perché, prima o dopo, il cambiamento arriva. Pertanto questo film racconta proprio del cambiamento, dei contrasti e dei conflitti che portano le situazioni, le persone stesse, a mutare la propria forma interiore ed esteriore affinché possano trovare il proprio posto in un mondo che si rivela più scadente di quel che sembra in verità.

Noi stessi siamo partecipi del cambiamento. Superiamo la prima parte, in cui ci viene mostrata la famiglia di Fabio, in un’atmosfera di commedia quasi farsesca, in cui i parenti vivono in un legame fondamentale e radicato in una città in cui il senso della famiglia è alla base della vita di ogni individuo. Nella seconda parte, pur lasciando spazio a più di un sorriso strappato alla tensione, la pellicola si fa più riflessiva, introspettiva e ci mostra l’evoluzione di Fabietto in Fabio soprattutto in relazione al suo rapporto con il cinema.

Lui vuole fare cinema proprio perché la sua realtà non gli piace. Sente di aver perso tante cose, sente di non avere quasi più un posto a cui appartenere e, anche grazie ad un incredibilmente intenso dialogo con il regista Capuano, a fine film, trova la forza di lasciare Napoli per perseguire la via del cinema affinché possa creare e vivere una realtà immaginifica e alternativa in grado di lasciare da parte, anche se per poco, quella di tutti i giorni.


Ecco dove distrarsi dalla vita quotidiana diventa ossigeno mediante l’arte. Ecco arrivare ancora il messaggio che Fellini aveva dato al giornalista per telefono, ed ecco Fabietto compiere l’ultimo atto di crescita affinché possa diventare Fabio e trovare nel cinema la risposta a tutto. Con ciò, forse, troviamo anche un messaggio positivo nei confronti di quella che è la crescita dell’individuo; ovvero che quando riesce a trovare un senso alla propria evoluzione, nel momento in cui trova un punto verso il quale tendere e verso il quale focalizzare la propria espressione artistica allora il processo di cambiamento è arrivato al piano successivo. Si trovano gli stimoli necessari per inseguire i propri sogni.

In conclusione, a proposito di cinema, come non menzionare la celebrazione che Sorrentino offre della settima arte servendosi di personalità importanti che hanno avuto una rilevanza fondamentale nella sua crescita sia come persona che come cineasta. Ma non si tratta di una celebrazione fine a se stessa bensì di una vera e propria soluzione. Una sorta di panacea contro una realtà scadente e alla quale urge trovare un modo per sopravvivervi.


La vita è dura, a tratti cattiva e ogni certezza sui cui poggiamo i piedi per andare avanti è, in verità, molto più instabile e aleatoria di quanto noi possiamo anche solo immaginare. Quindi, una volta preso coscienza di tutto ciò, ecco arrivare in aiuto il cinema, che nelle parole di Fellini non serve a niente ma distrae.
Da cosa? Da una realtà che delude le aspettative, e questo non è per nulla poco.

Di Matteo Orlandi

  • Disponibile su Netflix.
  • Matteo Orlandi è il autore del romanzo «Mabel». Disponibilie in ogni libreria d’Italia, su Amazon e IBS dal 28/04/22. Per info, trama è preordini il romanzo per favore vedere qui.

“And Fellini does it. ‘Cinema is useless but it distracts you.’ And I think the reporter will have said something like: ‘Are you distracting from what?’ And Fellini says to him: ‘From reality. The reality is poor.’ (Fabietto reply) ‘Did he just say this?’. (Marchino answers) ‘And that seems little to you?'» 

With his tenth feature film, Paolo Sorrentino returns to direct well-known faces such as the always incredible Toni Servillo, but also new and talented looks such as Filippo Scotti, awarded with the Marcello Mastroianni Award as best new actor at the Venice Film Festival 2021.

The film enchanted the Venice Film Festival, where it won the Grand Jury Prize, landing in cinemas on November 24, 2021, and then landing on Netflix on December 15.

Sorrentino’s most intimate, magical and essential film from both a purely cinematographic point of view and from a more generic one, with a potential starting point where every art form, experienced as a personal necessity, can serve to make one’s existence more stimulating. A mature and moving story through the director tells (and tells himself) about a city he loves and hates. A faith act that takes him away from it but which he always tends towards as an invisible but rooted-profound bond.

It’s 1984 and Naples is experiencing the real turmoil that the arrival of Maradona has brought with it as a real milestone. A before and after that, in a different but parallel way, also fully characterizes the life of the director’s alter ego, Fabio Schisa (Filippo Scotti). In relation to this, his life as a carefree teenager will in fact be shaken to the point of leading him to resize his own reality and make his own change, his own mutation, from Fabietto to Fabio.

This allows Fabietto’s life to be divided into two parts. The frivolous one, who sees the arrival of a soccer player like Maradona as the culmination of an adolescent and fan’s dream; and the other one, that is anchored to everyday reality, with all the difficulties involved. Paradoxically, is Maradona himself who save Fabio’s life, who should have been with his parents when the tragedy then took place.

Sorrentino’s Naples is a pendulum that swings between the sea and Diego, between the depths of who we are and the momentum of who we will be. An ethereal, almost magical space, where Fabietto must become Fabio because, sooner or later, change arrives.

Therefore this film tells about changes, the contrasts and conflicts that lead situations and people themselves to change their inner and outer shape so that they can find their place in a world that turns out to be poorer than it actually seems. 

We-self participates in the change. We pass the first part, in which Fabio’s family is shown to us–in an atmosphere of almost farcical comedy–in which the relatives live in a fundamental and rooted bond in a city where the sense of family is at the basis of the life of each individual.

In the second part, while we leave a room for more than a smile torn from tension, the film becomes more reflective-introspective and shows us the evolution of Fabietto to Fabio, especially in relation to his relationship with cinema. He wants to make films precisely because he doesn’t like the reality of him. He feels he has lost so many things and almost no longer has a place to belong in. Thanks to an incredibly intense dialogue with the director Capuano, at the end of the film, he finds the strength to leave Naples to pursue the path of cinema in a desire to create and live an imaginative and alternative reality able to leave aside, even for a while, the everyday life.

This is where getting distracted from everyday life becomes oxygen through art. Here again, arrives the message that Fellini had given to the journalist by telephone and where Fabietto make the last act of growth so that he can become Fabio and find the answer to everything in the cinema. With this, perhaps, we also find a positive message about what is the growth of the individual or the final sense in his own evolution–when he finds a point towards which to tend and to focus his artistic expression and when the process of change has reached the next level. Thus, you find the necessary stimulation to pursue your dreams.

In conclusion, speaking of cinema, how can we not mention the celebration that Sorrentino offers of the seventh art using important personalities who have had a fundamental importance in his growth as a person and as a filmmaker. But it is not a celebration of an end in itself but actually a real solution. A sort of panacea against a poor reality and to which he urgently needs to find a way to survive it.

Life is hard, sometimes bad and every certainty on which we place our feet to move forward is truly much more unstable and uncertain than we can even imagine. So, once you become aware of all this, here comes the cinema, which in Fellini’s words is useless but distracts.

From what? From a reality that disappoints expectations and this doesn’t mean little.

By Matteo Orlandi.

  • Available on Netflix.
  • Matteo Orlandi is the author of the novel «Mabel». Available in every bookshop in Italy, on Amazon and IBS from 28/04/22. For info, plot and pre-orders of the novel please see here.

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